Storia della Festa della Sensa
["La Nuova Fiera della Sensa", di Gabriel Bella- Ve.] ["Il Bucintoro davanti al forte di S.Andrea", di anonimo.]
La Festa della Sensa commemora due vittorie veneziane, lontane una dall'altra di quasi due secoli: una navale ed una diplomatica, comunque legate tra loro.
La prima risale all'impresa del Doge Pietro Orseolo II , partito il 9 maggio dell'anno 1000 , giorno dell'Ascensione, in aiuto delle popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi. Questo è l'inizio del lento cammino intrapreso da Venezia per il dominio del Mare Adriatico, al quale tendeva fin dalle sue origini non tanto per motivi di conquista, quanto per ragioni di vita. L'arresto dell' espansione slava permette alla Repubblica di giungere questo suo obiettivo ed il possesso territoriale diventa ormai superfluo, tanto che le città dalmate danno ormai blandi tributi, regolati secondo le proprie risorse naturali ed economiche.
A ricordo dell'ardua impresa si dà inizio alla celebrazione della Festa della Sensa, limitata alla sola benedizione del Mare: è un rito esclusivamente propiziatorio, dal cerimoniale semplice e modesto.
Quest'ultimo diviene più complesso e sfarzoso quando con la stessa festa si ricorda l'altra vittoria veneziana, quella diplomatica. Siamo ora nell'anno 1177, le due massime autorità europee firmano a Venezia la pace che pone fine alla secolare lotta tra Papato e Impero: mediatore tra Papa Alessandro III e Federico Barbarossa è il doge Sebastiano Ziani.
Il Papa riconoscente ai veneziani, colma la città di doni e consegna al Doge Ziani un anello benedetto pronunciando le parole: " Ricevilo in pegno della sovranità che Voi ed i successori Vostri avrete perpetuamente sul Mare" e, secondo il Sanudo, si precisava anche un invito a nozze "... lo sposasse lo Mar si come l'omo sposa la dona per esser so signor" . E così l' iniziale visita al mare e la sua benedizione si trasformano in un atto di investitura e di possesso: ormai il dominio veneziano dell'Adriatico è riconosciuto dalle due massime potenze europee del tempo.
Inoltre Papa Alessandro III concede indulgenze a tutti coloro che avessero visitato la Basilica di San Marco negli otto giorni (che presto saliranno a 15) dopo la Festa della Sensa; questo fatto porta in citta' una folla da ogni dove, tanto che la Repubblica, con mossa accorta ed intelligente, decide fin dal 1180 di istituire una fiera campionaria dove sono esposti i prodotti del migliore artigianato locale insieme alle pregiate merci d'Oriente, e proprio per l'importanza economico-sociale che la fiera racchiude in sè, si sceglie come luogo d'esposizione lo spazio prestigioso di Piazza San Marco. All’inizio le merci erano esposte in baracche di legno riparate da tende; dal 1307 si decide di chiudere l’esposizione in una specie di recinto del quale si occupa lo stesso Sansovino nel 1534. Nel 1777 il recinto è trasformato dall’architetto Bernardino Maccaruzzi in un grande edificio di legno a forma ellittica, diviso in quattro settori, a doppio porticato: nel porticato interno, al riparo dalle intemperie, le merci più rare e fini, in quello esterno i prodotti dell’artigianato minore. Questa costruzione era ammirata in modo particolare per la praticità del montaggio, scomponibile in tre giorni e ricostruibile in cinque; ma le sue colonne, rivestite di carta e dipinte a simulare il marmo, suggeriscono al popolo questo epigramma: "Archi de legno e colonnami in carta, idee de Roma e povertà de Sparta".
Il fasto e la ricchezza che nei secoli rendono la Fiera della Sensa famosa in tutta Europa e motivo di vanto per i veneziani sono dovuti al fatto che i maggiori espositori sono i rappresentanti di quella moltitudine di validi artigiani presenti in città.
Ciò spiega poiché fin dalla nascita di Venezia , verso il IX e X secolo, si ha notizia di unioni di persone che esercitano lo stesso mestiere. I primi a consorziarsi sono i "casselleri" , coloro che costruivano le "arcelle" specie di casse usate dalle spose per porvi il proprio corredo, li seguono i "caldereri" ed i "mugnai". Queste corporazioni, nate dall'esigenza di difendere interessi comuni, sono dette "Scuole". All'origine il termine indicava il luogo di riunione, in seguito la confraternita come figura giuridica. Nei primi tempi si riunivano davanti ad un altare all'interno di una Chiesa del sestiere ove risiedeva la maggior parte degli iscritti; poi, col passare degli anni molte Scuole riescono ad acquisire degli immobili come loro sedi: questo perché i patrimoni delle singole corporazioni andavano mano a mano aumentando grazie alle tasse che ogni confratello doveva pagare al sodalizio e ai numerosi lasciti testamentari: inoltre le Scuole investivano tali capitali nella costruzione di case da affittare e di ospedali per i compagni infermi, nell' istituzione di ospizi ed in opere di beneficenza.
[ Marina Crivellari Bizio]
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