il bucintoro

Guardi il Bucintoro

[Francesco Guardi - Venezia 1712 - Venezia 1793 
Il Bucintoro in Riva degli Schiavoni Particolare]

Il maggior protagonista della Festa della Sensa era senza dubbio lo splendido naviglio ducale, il Bucintoro.

Scarse sono le fonti per avere notizie precise sull’etimologia e sulla nascita di tale sontuosa imbarcazione, come incerto il numero esatto dei Bucintoro che si sono succeduti nel corso dei secoli.

Fra le supposizioni per quanto riguarda l’etimologia, la prima è di Francesco Sansovino che, basandosi su documenti del 1293, proponeva la derivazione del nome da una nave costruita in Arsenale: il Navilium Duecentorum Hominum; altri supponevano che derivasse dalle trombe e dalle buccine che si suonavano al suo interno; altri ancora dalla nave menzionata da Virgilio nella descrizione dei giochi funebri celebrati da Enea per onorare la morte del padre: tale naviglio si chiamava Centaurus, e dato che la nostra imbarcazione era esattamente il doppio, ecco allora Bucentaurus; e da ultimo ricordiamo la possibile derivazione da burchio o burcio in oro per i meravigliosi addobbi che lo arricchivano.

Riguardo la nascita, di sicuro il primo Bucintoro era una semplice galea scelta tra la flotta militare dello "Stato da Mar" ma con l’accrescere nel corso dei secoli della potenza della Serenissima, nasceva l’esigenza di dar maggior fasto al capo dello Stato riservandogli un naviglio particolare, come è testimoniato nelle Promissioni del Doge Rainiero Zeno del 1252, da Lorenzo Tiepolo nel 1268 e Giovanni Soranzo nel 1312.

Probabilmente il primo Bucintoro risale al 1311 , seguito da una nuova costruzione del 1526 impreziosita di decorazioni lignee, il terzo costato 70.000 ducati venne inaugurato nel giorno della Sensa del 10 maggio 1606 , per poi arrivare al quarto ed ultimo Bucintoro completato nel 1729 sotto il dogado di Alvise Mocenigo, ricordato nell’emissione di un’osella e con sonetti e pubblicazioni che ne esaltavano lo splendore, come quello di Antonio Maria Luchini dal titolo "La nuova Regia sull’Acque".

Simili, gli ultimi tre Bucintoro avevano le seguenti caratteristiche: 35 mt. di lunghezza 7,5 di larghezza ed 8 di altezza; era governato da 3 ammiragli con 40 marinai e 168 vogatori "uomini di gioventù più fiorita che robusta dell’arsenale" disposti a 4 su remo per i complessivi 42 della nave.

Era diviso in due piani: inferiore per i rematori, superiore per i passeggeri, il piano superiore inoltre era coperto da un baldacchino, formando così una grande sala rivestita in velluto rosso con 90 seggi e 48 finestre protette da cristalli e tendine di seta; a poppa sedeva il Doge, a prua troneggiava la Giustizia.

Il Bucintoro era riservato solo ad occasioni eccezionali, come ricevere personaggi importanti, per l’entrata del neoletto Doge a Palazzo Ducale e chiaramente per la Festa della Sensa. In quel giorno infatti il Bucintoro, seguito da un corteo acqueo affollato di imbarcazioni di ogni tipo con tutti i veneziani stretti attorno, da Piazza San Marco arrivava all’altezza del Forte di Sant’Andrea, il Doge quindi gettava in acqua un anello d’oro pronunciando la secolare formula "Desponsamus te mare, in signum veri perpertuique dominii" .

Lultima uscita del Bucintoro risale alla Festa della Sensa del 1796; dopo la caduta della Serenissima Repubblica, il 9 gennaio 1798 soldati francesi ridussero a piccoli pezzi tutti gli splendidi intagli e quanto c’era di dorato, portarono il tutto all’isola di San Giorgio Maggiore e dettero fuoco per ricavarne l’oro. La densa colonna di fumo che si levava dall’isola fu vista ben presto dai cittadini che si fermavano stupiti nella piazzetta, ed in tutta la città corse la voce: "Bruciano il Bucintoro ! ".

La tristezza invade allora i cuori dei veneziani che già avevano potuto constatare come ben diversa fosse la realtà dell’occupazione francese dalle idee nuove e dagli aneliti di libertà che avevano acceso gli animi dopo la rivoluzione e quanto glorioso e venerando fosse stato il Governo sotto il vessillo di San Marco. Il fuoco impiegò tre giorni a distruggere i fregi che ornavano il simbolo della gloria e della potenza di Venezia.

Ridotto a scafo ormai nudo col nome di Prama Hydra, il glorioso Bucintoro fu armato di 4 cannoni come batteria galleggiante a difesa del porto del Lido quindi fu completamente demolito all’arsenale nel 1824.

[tratto da studi di Marina Crivellari Bizio]
E ora...

modellino bucintoro vista da pruamodellino bucintoro vista da poppa

 

Da anni, prima timidamente, poi in modo sempre più forte e convinto, si sta ventilando il progetto di ricostruire questa imbarcazione in modo fedele all’ultimo del 1729, realizzabile in base alla documentazione esistente, ai vari piani di costruzione ed ai modelli custoditi presso il Museo Storico Navale di Venezia. Le difficoltà tecniche sono oramai state superate grazie all’impegno del costruttore navale Davino De Poli preparato da tempo ad affrontare la non facile impresa, e grazie pure alla solidarietà della Fameja dei Zatèr e Menadàs del Piave che ha donato due simbolici tronchi quale auspicio per la ricostruzione.

Lunico ostacolo rimane quello finanziario, il reperimento di fondi per dare avvio a questa impresa che lascerà un segno indelebile alla Città più bella e amata del mondo, Città che mai come ora desidera intensamente il vascello degno della sua storia millenaria.

Noi del Comitato Festa della Sensa crediamo nella riuscita dell’impresa e chi vorrà partecipare al grande progetto può contattarci fin d'ora:

Comitato Festa della Sensa presso Cantiere Navale De Poli- Pellestrina Venezia Via Scarpa 1216 – E mail paternogiorgio@liber.it

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